Casalegno Carlo

giornalista Torino, 1916.
 
Gravemente ferito con quattro colpi di pistola a Torino il 16 novembre 1977. Muore a Torino il 29 novembre 1977.
Laureato in legge all'università di Torino, è dapprima pubblicista e insegnante (liceo Palli, a Casale Monferrato nel 1942-1943). Partecipa poi alla lotta partigiana aderendo al Pd'A, dove militano molti degli intellettuali torinesi che con lui hanno studiato al liceo d'Azeglio, e collabora al giornale clandestino Italia Libera. 
Svolge poi un'intensa attività giornalistica ed entra nella redazione de La Stampa nel 1947. Dal 1968 è vicedirettore del quotidiano torinese. Si occupa di questioni di costume, culturali e politiche. 
Autore di un saggio su "La Regina Margherita" (Einaudi, 1956), è anche un profondo conoscitore dei problemi di organizzazione giornalistica (Il Giornale, 1957). 
Sul finire degli anni Sessanta, all'esplodere della 'strategia della tensione', Casalegno intensifica i suoi scritti d'impegno politico e assume una posizione sempre più definita in favore della legalità, dei diritti dei cittadini, dell'ordinamento dello Stato e contro la violenza e il terrorismo, impegno civile che lo pone nel mirino dei terroristi. 
Escono postume le raccolte di suoi scritti, "Il nostro Stato" (1978) e "Israele, giustizia e libertà" (1980), testimonianze di impegno culturale e rigore morale.
 

 

 

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