Violeta Parra ebbe un'infanzia difficile a causa delle ristrettezze economiche familiari. All'età di 12 anni, alla morte del padre, raggiunse il fratello maggiore a Santiago, dove studiò per diventare maestra elementare; contemporaneamente si guadagnò da vivere suonando e cantando, con la sorella Hilda, in bar e circoli ricreativi. 

Si sposò con  Luis Cereceda, da cui ebbe i figli  Ángel e Isabel , che seguiranno le orme delle madre diventando anch'essi cantanti. Violeta incominciò  a interessarsi  alle tradizioni  del suo paese e incise i suoi primi dischi di musica popolare.

Dopo la fine del suo matrimonio, nel 1949 si sposò nuovamente e da questo nuovo legame ebbe altre due figlie,  Luisa e Rosita Clara. Nel 1953, dopo un recital a casa di Pablo Neruda, venne chiamata da Radio Cile per un programma sul folclore locale. Nel 1954 ricevette il premio Caupolican ed iniziò una serie di tournée che la portarono in Europa, in occasione del Festival della Gioventù di Varsavia, ed in Unione Sovietica. Nel 1956 rientrò in Cile, dove creò e diresse il Museo di Arte Popolare nella città di Concepción. In seguito le vicende personali e familiari (la separazione dal secondo marito, la morte di una delle figlie) la portarono in una stato di profonda depressione. Contemporaneamente si avvicinò al Partito Comunista cileno e scrisse canzoni di protesta civile, che diventarono le prime della  corrente della Nuova Canzone Cilena. Violeta  si sentiva più apprezzata all’estero che nel proprio Paese e tra il 1961 ed il 1965 scelse di vivere in Francia, dove potè esporre le sue opere di pittrice  e fare concerti per l’Unesco di musica folcloristica cilena. Proprio a Parigi lanciò i suoi figli Angel e Isabel nel mondo della canzone con il nome d'arte Los Parra de Chile.
Nel 1964 espose nel Museé Des Arts Décoratifs Palais du Louvre i suoi dipinti, stuoie naïf e sculture in filo di ferro. Fu la prima volta che un artista sudamericano venne accolto in questo museo per una esposizione individuale. Sempre nel 1964 scrisse un libro di poesie.
Nel  1965 ritornò in Cile, dove visse in un grande tendone (la "carpa de la Reina") alle porte della capitale, pensato come centro culturale sul folclore cileno.
Morì forse suicida il 5 febbraio 1967  nella sua tenda. La sua ultima canzone Gracias a la Vida (interpretata anche da numerose altre cantanti, fra cui Mercedes Sosa , Joan Baez e Gabriella Ferri) può essere considerata il suo testamento spirituale.

 
 
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